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NEL DRAPPELLONE DI SINTA TANTRA L’INCONTRO TRA L’IMPRONTA GLOBALE E POP DELL’ARTISTA E LO STILE NEOELLENICO DI GIOVANNI DUPRÈ

Il drappellone realizzato da Sinta Tantra per il Palio del prossimo 16 agosto coniuga e riesce a creare una rassicurante armonia, niente affatto scontata, tra la sua impronta globale e pop, di impostazione grafica, e il richiamo allo stile formale e neoellenico di Giovanni Duprè, cui è dedicata la parte allegorica del dipinto nel bicentenario della sua nascita.
È tramite l’immagine della Saffo abbandonata, opera marmorea del 1857 oggi esposta alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che l’artista anglo-americana di origini balinesi ha deciso di rievocare la memoria dello scultore senese, scegliendo e riproponendo le forme sontuose e i significati etici e morali di una personalità femminile, già fonte di miti e leggende che ne alimentano il fascino universale, in una posa aristocratica e bellissima, quanto severa e angosciata, nel momento drammatico in cui medita il suicidio.

L’immagine della statua della poetessa greca è collocata tra due ordini di colonne che producono un effetto ottico di allungamento delle dimensioni della seta. Tra la sua figura seminuda pagana e quella spirituale della Madonna Assunta in cielo, in onore della quale si corre il Palio del 16 agosto e che è ritratta alquanto stilizzata tale da apparire un ricamo dorato, insiste un arco ove campeggiano i barberi delle Contrade e che, come una cornice, razionalizza ulteriormente lo spazio visivo, unendo i due colonnati laterali per portare a compimento l’architettura del drappellone.

Saffo si presenta in primo piano rispetto allo sfondo che tratteggia un angolo della città in cui si svela una piccola Chiesa, una qualsiasi tra quelle di Contrada: l’elemento urbanistico è contestualizzato tra due alberi, di cui uno in bianco e nero apparentemente autoctono, e uno, invece, che risalta nel suo verde brillante, palesando il profilo esotico di una palma, in un legame affettivo dell’artista con la terra delle sue radici familiari. Un ipotetico quanto fantasioso incontro in una dimensione di luce, quello tra Siena e l’isola indonesiana di Bali, che trova espressione in un’atmosfera radiosa e solare, tipica da pomeriggio di mezz’estate, generata anche dall’accurata scelta di tinte e tonalità naturali, per lo più verdi, azzurre e arancioni, che l’artista ha prodotto personalmente.

Nel complesso, il colore assume un ruolo preponderante nell’opera attraverso diffusi grafismi e dense astrazioni cromatiche semiellittiche, tipiche della produzione di Sinta Tantra, la quale vi ricorre sistematicamente per dare ritmo e dinamicità ai suoi interventi site-specific di riqualificazione urbana, come nel caso emblematico del ponte di Canary Wharf Group a Londra, lungo oltre 300 metri. E con una altrettanto felice ed elegante scelta cromatica, oro su sfondo blu scuro, oltre che stilistica, l’artista ha impresso sulla seta la data e il termine “Palio” con gli stessi caratteri del Manifesto del Palio realizzato da Dario Neri nel 1928.

Il riconoscimento di Siena nei confronti del suo “figlio artista” Giovanni Duprè è ben espresso nella targa posta sulla facciata dell’abitazione dove lo scultore nacque nel 1817: “Questa umile casa […] rammenti ai figli del popolo a che riesca la potenza del genio e della volontà”. Un messaggio recepito e attualizzato da Sinta Tantra, come dimostra il drappellone con cui, rispettando la tradizione e portando innovazione, omaggia il Palio e tutta la città.
L’immagine del drappellone è scaricabile dalla pagina web http://www.comune.siena.it/La-Citta/Palio/Palio-16-Agosto-2017/Presentazione-del-Palio/Il-Drappellone.

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