Comune, Piccolomini, Biblioteca degli Intronati, Comunità Ebraica in ricordo della Shoah

Per non dimenticare nel Giorno della Memoria
Il 27 gennaio un “insieme” di eventi culturali a Siena

Il Comune di Siena, l’Istituto Superiore Enea Silvio Piccolomini e la Biblioteca Comunale degli Intronati si sono uniti nel Giorno della Memoria, il prossimo 27 gennaio. Una collaborazione che coinvolge la Comunità Ebraica di Siena e che ha dato vita a un insieme di eventi culturali dedicati al ricordo della Shoah, e presentati, questa mattina 25 gennaio, in conferenza stampa dall’assessore alla cultura Pasquale Colella insieme al presidente Biblioteca Comunale degli Intronati Raffaele Ascheri, il dirigente scolastico del Liceo Piccolomini Federico Frati, e Lamberto Piperno, rappresentante della Comunità ebraica di Siena.

“Questa ricorrenza – ha commentato l’assessore Colella – celebrata ogni anno il 27 gennaio per commemorare le vittime dell’Olocausto designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1° novembre 2005 durante la 42° riunione plenaria è un appuntamento con la storia che non può essere dimenticato. Il passato, infatti, si deve conoscere. E’ un dovere della memoria e un regalo per le generazioni future perché solo così è possibile comprendere gli errori fatti dal nazismo e da quella “cultura” che ha disumanizzato gli ebrei e portato ad una folle ricerca di purezza razziale che non deve più tornare”.

“Ed è proprio nell’ottica di un ricordo comune, fatto di insiemi, – ha proseguito Colella – che abbiamo voluto collaborare come amministrazione alla realizzazione del progetto “Promemoria: un atto unico in cinque logge della città” ideato dagli studenti dell’Istituto Piccolomini, e con la Biblioteca degli Intronati e il professor Ascheri”.

Un programma artistico culturale che vedrà, dalle ore 12 alle 13, ventisei alunni del Liceo Musicale eseguire simultaneamente uno stesso brano musicale (il tema dalla colonna sonora del film “Schindler’s list”) da diversi punti del centro storico, coincidenti con cinque logge cittadine: Cappella di Piazza, Logge del Papa, Logge delle Mercanzia, Logge dell’Indipendenza, Portico del Piccolomini. Nello stesso momento diciannove ragazzi del Liceo artistico realizzeranno azioni performative e venticinque ragazzi del Classico e delle Scienze Umane leggeranno brani scritti da loro stessi. A tutto ciò si aggiungerà anche il contributo dell’Ateneo della Danza e del suo direttore Marco Batti, ex alunno della scuola, che ha aderito al progetto facendo esibire, in una libera coreografia, alcuni dei suoi ballerini che si esibiranno davanti alla Cappella di Piazza e al Portico del Piccolomini. Come ha spiegato il professor Federico Frati, dirigente scolastico dell’Istituto: “l’idea è stata quella di far suonare la nostra città nel suo insieme come se si trattasse di un organismo con una propria voce. La “Giornata della memoria” è da molti anni un momento di riflessione per tutti; gli studenti lo hanno vissuto in varie iniziative scolastiche dedicate all’ascolto delle testimonianze e al tentativo di comprendere quella caduta nel vuoto di ogni umanità che è l’olocausto. Al fondo di ogni analisi restano però intatte alcune domande: perché è successo? Cosa si nasconde dentro la nostra coscienza individuale e collettiva? Come possiamo essere certi che non accadrà ancora? E, soprattutto, cosa si può fare concretamente per scongiurare nuovi, simili, tracolli della civiltà? Da qui nasce il valore di questa Giornata e l’impegno della nostra scuola nel progetto “proMEMORIA””.

Il professore ha quindi proseguito illustrando la genesi del progetto raccontando che “con alcuni studenti abbiamo pensato, che se pur non si riesca a capire fino in fondo il perché di tanto male, riviverne un po’ attraverso la codifica del linguaggio artistico, potesse forse generare negli uomini un riflesso di allontanamento e un sia pur doloroso risveglio della memoria. Ecco che così abbiamo invitato i ragazzi ad agire, interpretare, lasciare un segno, attraverso le forme artistiche studiate negli indirizzi del nostro Istituto. Qualcuno suonando uno strumento, qualcuno leggendo dei propri testi, altri coinvolgendo cittadini e passanti con performances, il tutto per aiutare la città a non dimenticare. L’arte consente agli studenti di assumere un atteggiamento proattivo, che dalla conoscenza dei fatti trae forme nuove da offrire alla riflessione di tutti. Non solo bellezza, ma anche, e soprattutto, pensiero. Quindi l’arte può guarire dal male? Senz’altro no, però può essere uno strumento efficace per provocare nelle persone un’emozione e una piccola riflessione, come una pietra d’inciampo che freni lo scivolare verso l’indifferenza della coscienza di ognuno”.

Frati ha poi concluso sottolineando che “dopo tante attività rivolte ai ragazzi dalle diverse amministrazioni comunali, stavolta saranno loro che prendono in mano l’iniziativa per offrire uno specifico contributo alla consapevolezza della nostra cittadinanza. Sarà una prima volta anche per testare la capacità del Piccolomini di valorizzare le diverse sfaccettature artistiche di cui si compone e far collaborare in piena sinergia gli studenti dei vari indirizzi”.

Nel pomeriggio, invece, ad accompagnare il pubblico in questo viaggio di conoscenza a ritroso nel tempo per la Giornata della memoria nella Sala storica della Biblioteca comunale degli Intronati alle ore 17,30 (via della Sapienza 5), ci sarà proprio il presidente Raffale Ascheri con una lectio magistralis dal titolo: 1933-2023: il nazismo al potere, 90 anni dopo…”. Come spiegato dallo stesso Ascheri “sarà un incontro per capire l’origine del male che generò l’Olocausto. Un’analisi del contesto storico e politico che portò alla presa di potere da parte di Adolf Hitler attraverso una ricostruzione precisa e dettagliata”.

“Il 27 gennaio – ha sottolineato infine Lamberto Piperno Corcos della Comunità Ebraica di Siena- non è il giorno della commemorazione dei morti. Non è un evento privato, non è il giorno dell’identità ebraica, e tanto meno la riguarda. E’ una Legge dello Stato che impone una giornata di studio, nelle Istituzioni ed in ogni scuola di ogni ordine e grado, dedicata alla storia dello sterminio degli ebrei e non solo degli ebrei. Spesso si assiste a una diffusa accettazione acritica della formula del “dovere della memoria” che, dove non sia puramente retorica, può, malgrado le buone intenzioni, contribuire a mettere in secondo piano la conoscenza storica e a rendere fisse e ripetitive le iniziative che assumono spesso carattere meramente celebrativo. E’ necessario alla luce di queste considerazioni interrogarsi sul rapporto tra memoria e storia”. E proprio da questo aspetto ha proseguito nel dire “che la partita più aspra, la partita più difficile, il cammino più in salita è quello che si svolge nella scuola, è quello che gli insegnanti devono svolgere. Bisogna portare il tema della persecuzione degli ebrei sul piano della storia, dei problemi, delle idee, dei progetti, delle inclinazioni politiche degli individui. Non si può continuare a spiegare ai ragazzi la favola che le persecuzioni e il rapporto tra fascismo e ebraismo si esauriscono nei sette anni tra il ’38 e il ’45, o peggio ancora nel solo biennio ‘43-’45: quello delle persecuzioni fisiche e delle deportazioni. Purtroppo la storia è molto più complicata, il rapporto tra ebraismo e fascismo è lungo, complicato come in generale il rapporto tra italiani e fascismo, e molto retrodatabile negli anni. Solo interrogandosi insieme ebrei e non ebrei sul periodo antecedente il 1938, con la capacità di “fare i conti” con le ombre della nostra storia nazionale, possiamo dare un senso a queste giornate”. Volendo ricordare “la storia del giovane senese Ferruccio Valech, espulso dalla scuola Saffi nel 1938, arrestato a Siena da Italiani la notte del 6 novembre del 1943 ed assassinato ad Auschwitz il 14 novembre del 1943 giorno del suo tredicesimo compleanno è anche parte della storia del suo assassino che ha un nome chiaro e che si chiama Fascismo”. Lamberto Piperno Corcos ha quindi concluso sottolineando “che la memoria della Shoà, non appartiene solo a coloro che l’hanno vissuta e ai loro discendenti, ma a tutta la società civile capace di analizzare senza remore, una parte dolorosa della propria storia. La sfida è quella di rendere universale e non particolare la memoria della Shoà. Se oggi questa memoria è divenuta così salda e fondante della nostra civiltà, se possiamo dire” dopo Auschwitz” e tutti capiscono di che cosa stiamo parlando, è perché tale memoria non è stata considerata solo dalla minoranza ebraica, ma perché ha assunto un valore paradigmatico e si è pensato che dovesse essere un monito e un insegnamento per tutti”.

 

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